femminile
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Scuola Media Statale "Giovanni XXIII" Pietramelara

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Prof. Giuseppe Landolfi

Francese - Italiano   

Coniugatore verbi  Traduttore  Le Figaro  Le Monde

 

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Formazione del plurale

Il plurale dei sostantivi, degli aggettivi e dei participi si ottiene aggiungendo una -s alla forma del singolare.

esempio:

le livre, les livres; la nuit, les nuits (la notte, le notti).


Sostantivi e aggettivi che terminano in -s, -x, -z, non variano al plurale.

esempio:

le nez, les nez (il naso, i nasi); le repas, les repas (il pranzo, i pranzi); le prix, les prix (il premio, i premi).


Sostantivi e aggettivi che terminano in -au ed -eu formano il plurale aggiungendo una x.

esempio:

l’eau, les eaux (l’acqua, le acque); le feu, les feux (il fuoco, i fuochi).


Sostantivi e aggettivi che terminano in -al cambiano al plurale tale desinenza in -aux. Gli aggettivi femminili non utilizzano questa regola

esempio:

le mal, le maux (il male, i mali).
des lignes horizontales (delle linee orizzontali).


Esistono numerose eccezioni, di cui indichiamo solo le più usate.

Seguono la regola generale e non le eccezioni, formando il plurale con la -s:

le bal, le cal (il callo), le carneval, fatal, final, glacial, naval.

Solo i sette seguenti in -ou aggiungono una -x anzichè la -s:

le bijou (il gioiello), le caillou (il ciottolo), le chou (il cavallo), le genou (il ginocchio), le hibou (il gufo), le jouojou (il giocattolo), le pou (il pidocchio).

Solo i sette seguenti in -ail cambiano in -aux:

le bail (la locazione), le corail (il corallo), l’émail (lo smalto), le soupirail (finestrella sulla strada), le travail, le vantail (il battente), le vitrail (vetrata artistica).

Eccezioni varie sono:

tout (tutto) aggettivo e pronome diviene tous al maschile plurale;
grand-mére (nonna) diviene grands-méres;
aïeul (nonno, avo) diviene aïeux solo nel significato di avi;
eil (occhio) diviene yeux;
ciel (cielo) diviene cieux.


Formazione del femminile

I nomi comuni di persona, i nomi comuni di animale e gli aggettivi utilizzano una serie di regole fisse per passare dalla loro forma maschile al femminile.

Alcuni sostantivi hanno due forme completamente diverse, ed in questi casi bisognerà ricordarli ad uno ad uno.

esempio:
homme, femme;
père, mère;
oncle, tante;
cheval (cavallo), jument (cavalla).

Il femminile dei nomi, degli aggettivi e dei participi si ottiene aggiungendo una -e sorda alla forma del maschile.

esempio:
petit (piccolo), petite (piccola);
ami (amico), amie;
grand (grande), grande.

Il plurale dei femminili si forma aggiungendo una -s, come da regola generale, dopo la -e sorda.

esempio:
petite (piccola), petites (piccole);
grande (grande femminile), grandes (grandi femminile).

Se il sostantivo o l’aggettivo termina con una -é sonora, il femminile si forma regolarmente.

esempio:
arrivé, arrivée; créé (creato), créée.

I sostantivi o aggettivi che terminano in -e sorda al maschile, non cambieranno al femminile.

esempio:
leste (svelto, svelta); malade (malato, malata).

Esistono eccezioni a questa regola che utilizzano la desinenza -sse in coda al maschile che termina in -e sorda.

esempio:
âne (asino), ânesse; pauvre (povero), pouvresse; tigre, tigresse.

I sostantivi e gli aggettivi che terminano in -f o in -x, passando al femminile utilizzano rispettivamente la -v o la -s al posto delle due consonanti, e aggiungono la -e normalmente.

esempio:
actif (attivo), active; sérieux (serio), sérieuse.

Per evitare la formazione di vocali composte aggiungendo -e sulla finale di parola, si utilizza la dieresi in parole che terminino in -u.

esempi:
aigu (acuto), ambigu (ambiguo), divengono aiguë, ambiguë.

Per evitare che aggiungendo la -e sorda del femminile si ottenga una nuova sillaba, sopra una vecchia sillaba data da un’altra lettera e, facendo divenire anche quest’ultima sorda (vedi esempio), si utilizzano varie regole.

esempio:
Ècolier (scolaro) diverrebbe ècoliere, che diviso in sillabe, è-co-li-e-re, cadrebbe nella regola della -e sorda per ultima e penultima sillaba.
Si utilizza in questo caso l’accento grave per rendere la penultima -e sonora.

Si utilizzano dei raddoppiamenti di consonante finale, oppure si cambia l’accento sulla penultima -e rendendola grave.
Per semplicità utilizziamo degli esempi, da cui dedurre le regole:

régulier (regolare), régulière; amer (amaro), amère.
Bref (breve), brève.
Maternel (materno), maternelle; pareil (simile), pareille; italien (italiano), italienne; muet (muto), muette; prêt (pronto), prête.
Complet (completo), complète; secret (segreto), segrète, e altri.
Bon, bonne; las (stanco), lasse.
Gros (grosso), grosse; gentil, gentille; nul, nulle; paysan, paysanne, e altri.

Altra eccezione sono questi cinque aggettivi, che utilizzano due forme di maschile, la prima davanti ad un suono consonante, la seconda davanti ad un suono vocale.
Il femminile si forma dalla seconda forma, e si comporterà senza eccezioni.

beau (bello +c), bel (bello +v), beaux (belli), belle (bella), belles;
nouveau (nuovo), noulel, nuoveaux (nuovi), nouvelle (nuova), nouvelles;
fou (pazzo), fol, fous (pazzi), folle (pazza), folles;
mou (molle), mol, mous (molli), molle (molle), molles.
vieux (vecchio), vieil, vieux (vecchi), vieille (vecchia), vieilles.

I sostantivi in -eur possono utilizzare tre diverse regole nella formazione del femminile:

seguono la regola generale:

meilleur (migliore), majeur (maggiorenne), mineur (minorenne), e tutti quelli come supérieur in -érieur.

utilizzano l’uscita in -trice quelli uscenti in -ateur, -eteur, -iteur, -uteur, come:

créateur, créatrice; exécuteur, exécutrice; oltre che le due eccezioni moteur, inventeur.

utilizzano l’uscita -euse i rimanenti, come:

rêveur (sognatore), rêveuse; rieur (allegrone), rieuse; voyageur (viaggiatore), voyageuse.

Molti altri sostantivi e aggettivi infine non cambiano passando al femminile, o sono irregolari.


Nomi ed aggettivi alterati

In italiano utilizziamo spesso delle alterazioni su nomi e aggettivi, (-ino, -ina, -etto, -etta, -one, -ona, -uccio, -uccia, -astro) trasformandoli in diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi, peggiorativi e dispregiativi.

In francese, un ristretto numero di vocaboli può essere trasformato direttamente, e la maggior parte di queste alterazioni viene resa con un aggettivo accostato al nome.

Diminutivi: petit (dimensioni piccole), joune (età giovane).
Vezzeggiativi: petit, joli petit.
Accrescitivi: gros, grand.
Dispregiativi e peggiorativi: petit, pauvre, gros, mauvais (cattivo), vilain (villano), sale (sporco), sacré (dannato).

esempio:
petit maman (mammina), un joli petit nez (un nasetto), un sale temps (un tempaccio).

Gli aggettivi vengono formati allo stesso modo, perlopiù come diminutivi, premettendo: un peu, légèrement, quelque peu, un tantinet (un tantino), assez (abbastanza).

esempio:
un peu vaniteuse (vanitosetta), assez difficile (difficilino).



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